L’Ufficio di s. Pietro in Vincoli nel manoscritto Asti, Biblioteca del Seminario vescovile, XXIX
Intese lato sensu (come complesso dei brani liturgici dedicati a uno specifico santo o gruppo di santi) oppure stricto sensu (come Uffici i cui responsori, antifone e versicoli ne espongono in musica le vicende agiografiche), le historiae sono state – e sono ancora oggi – un fecondo argomento di studio. Molto, tuttavia, rimane ancora da scrivere e da scoprire a tal proposito; a testimonianza di ciò si pone l’Ufficio di s. Pietro in Vincoli contenuto nel manoscritto Asti, Biblioteca del Seminario vescovile, XXIX, un Antifonario estivo databile all’ultimo quarto del sec. XII e adoperato, con ogni probabilità, presso l’abbazia benedettina di S. Bartolomeo di Azzano d’Asti. Il formulario in oggetto, che, nel complesso, consiste in una narrazione cronologica dell’episodio dell’incarcerazione e successiva liberazione miracolosa di s. Pietro, presenta svariate peculiarità, tra le quali spicca il cospicuo impiego di canti sconosciuti ai repertori di riferimento, ma anche di canti che condividono con altri già conosciuti esclusivamente alcuni elementi, come ad esempio solo la melodia o solo il testo letterario. Il presente contributo intende dunque approfondire questo Ufficio particolare, non trascurando tuttavia la riflessione sulle tecniche di composizione e compilazione utilizzate negli Uffici dei santi. Tale indagine porterà a ipotizzare che l’Ufficio di s. Pietro in Vincoli di I-ASs XXIX possa risalire a un’epoca di composizione non eccessivamente avanzata, forse di passaggio verso il nuovo stile compositivo impiegato a partire dal sec. XI.
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