Quando, nel 1748, in Svizzera fu dato alle stampe L’esprit des lois1, il suo autore aveva ormai raggiunto da tempo una maturita di vita e intellettuale non disprezzabile. Charles-Louis de Secondat, barone di La Brede e di Montesquieu, era infatti nato nel suo castello nei pressi di Bordeaux in Francia nel 1689, e aveva cominciato subito a impadronirsi della vasta cultura classica e moderna che era allora patrimonio delle elites politiche e intellettuali del continente europeo. Se Montesquieu ha sicuramente un posto definito nella storia del pensiero politico, non si puo dire altrettanto per quel che concerne la storia del liberalismo. A parte qualche tributo formale alla sua teoria della separazione dei poteri, che e poi l’architrave del costituzionalismo liberale, non si puo dire che in genere si sia prestata al suo pensiero l’attenzione dovuta, soprattutto quando si e trattato di ricostruire la genesi ideale e storica del liberalismo. Pochi (o forse quasi nessuno) si sono spinti a considerarlo, come qui tenteremo di fare, un padre della dottrina, al pari di un Locke; o, ancora piu radicalmente, il padre di un modo diverso e altro, piu compiuto, di concepire il liberalismo stesso. Da questa prospettiva, L’esprit des lois e stata la prima opera di riconosciuto spessore a fornire due elementi o nuclei concettuali qualificanti che potremmo individuare con qualche approssimazione nei termini di pluralismo e storicismo. Bisogna poi aggiungere che in Montesquieu si trova una convinta critica liberale della democrazia diretta e di conseguenza, un secolo prima che in Tocqueville, di quello che sara chiamato «dispotismo della maggioranza». E forse una critica che gli deriva dalla naturale indole aristocratica e dalla conseguente diffidenza per le passioni piu estreme del suo tempo, di cui pure fu interprete, ma cio nulla toglie, anzi se possibile la avvalora ancor di piu, alla sua ineludibile centralita e importanza. Ma procediamo per gradi. Sicuramente cio che salta subito all’occhio nell’opera piu importante di Montesquieu e la classificazione dei poteri, o meglio dei tipi di governo. E una suddivisione classica per la teoria politica, ma il Nostro, nel II libro del suo capolavoro, la trasforma e le da un senso nuovo. Rispetto alla tradizionale distinzione basata sul numero o sulla quantita di chi in ultima istanza possiede il potere o la sovranita − distinzione presente gia nella Politica2 di Aristotele − qui se ne propone una tutta affatto qualitativa. La differenza fondamentale fra le forme politiche non e data pertanto fra «democrazia» o governo dei molti ovvero di tutti, «aristocrazia» o governo dei pochi e «monarchia» o governo di uno solo. La vera distinzione e, al contrario, fra la «repubblica» o governo del popolo (di tutto o di una sua parte scelta: democrazia o aristocrazia a seconda dell’uno o dell’altro caso); la «monarchia», in cui «uno solo governa secondo leggi
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